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scatola rossa
meccanica del cielo - meccanica della terra
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23.05.2009

che lamento fa il gufo quando resta fisso sul ramo,
e non è mai quello che sembra.
-ti ho visto con quelle scarpe rosse, mi ha detto, una rissa per assalirti le ginocchia.

madre lavami la faccia, il progetto per il mio oggi l'ho tramutato in tumulazione.
sono la tua bambina e non è mai quello che sembra.
sono seduta a te vicina. negli occhi mi scorrono le vene. non riconoscermi.
non vedermi adesso.
Marguerite, Sulamith, datemi i vostri capelli, voglio vestirmi d'incanto, con le vostre ciocche tra le dita voglio confessarmi, voglio a loro -e a nessunt'altro- raccontare dell'orco che ho dentro.
gli ho aperto la porta. è entrato senza dirmi un nome. mi ha detto 'non vedermi adesso'.
mi ha chiesto, 'che lamento fa il gufo quando resta fisso sul ramo,
e non è mai quello che sembra'.
Marguerite, Sulamith, datemi i vostri capelli.
volgio vestirmi del fiato che c'è stato, e dire a mia madre, che sono d'incanto, la tua bambina.

ruben



by gio @ 09:45 [ ]
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28.11.2008

"mi chiamo giovanna" ha detto lei.

come si chiama lui lo sà già.

non sorride, mi pare.

perchè ha cominciato a capire.

che ci sono cose che ha aspettato.

che non ha mai smesso di farlo.

non c'è nient'altro da dire, di questo.

come quando si esce dal ventre: non si ricorda nulla, proprio come adesso.

 

by gio @ 00:36 [ ]
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25.04.2008

ignari di note appuntate alle porte dei giorni

del mercurio del termometro e di quello che mai toccheremo, e dei sepolcri di un attimo, un attimo solo, un freddo ingovernabile, una intera stagione di quel silenzio greve, il nostro bacio proprio lì, dove si apposta la vita, dove ti ho accampagnato con il volto disteso, dove le mani si sono mosse nelle tasche senza che noi le muovessimo, il mercurio è salito, è stato mesi fa, abbiamo visto le pietre spaventose erose dal vento, dal sole, dai toni dei fiori, abbiamo visto come le cose non hanno termine, e proseguono, abusando di altri spazi, di altri odori, un turbamento incomprensibile, una materia che non si sa, che non si può dire, che la voce non osa e la carne non tocca eppure sente erosa dal vento, dal sole, dal nostro bacio proprio lì.

 

by gio @ 14:29 [ ]
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04.03.2008

assalita da più parti, una intera bocca mi ha definito la vastità dell'universo
allora sono rimasta a letto altri e cinque minuti, in compagnia di quel
che dovrebbe essere un vago senso d'umanità, con un cuore borderline che nessuno
gliel'ha mai detto ma lui lo sa che sta sul filo a penzolare e osserva il resto che rimane altro.
una cartamoneta e stamattina comprerò non so bene che cosa, una intera bocca mi
ha definito la vastità dell'universo ed io naturalmente mi ridurrò a pensare ad un bel paio di
scarpe così sarò ancorata alla terra e sarò come il resto che rimane però altro.
mi ricordo di un vestito all'uncinetto fatto da mia madre. Lo ricordo solo perchè l'ho
visto in una foto, dentro ci sono io fiera e minuscola, nella mia condizione ideale, in pieno e passeggero impedimento al linguaggio verbale, le parole via bocca non le conosco ancora, e ai tempi di quella foto devo anche imparare a scriverle. così si è innalzata una folata di vento accaldato come passa la vita non faccio in tempo a tagliare le unghie quadrate che crescono
seguendo fantasie loro, e vedo forme a cui non avevo fatto riferimento. e sono nata amante
come credo abbia pronosticato il cielo prima che io cominciassi ad accendere fiamme, e
sono restata perchè è qui che dovevo arrivare: un infuso di racconti degli inverni di altri
secoli, di spille su maglioni e di bambine vestite di bianco e di una ragazza annegata,
nella più gelida, trasparente acqua,
che adesso ancora la sospende,
e la spinge
ed io penso ad un bel paio di scarpe per restare ancorata alla terra che diviene sabbia
pietriccio, alghe odorose di cose profonde, e calcoli matematici e dal cielo alla terra ci
arrivano i gatti, i morti, le parole scritte. e giusto due o tre di quelle dette.
sono rimasta a letto altri e cinque minuti, io e il mio cuore borderline e quell'intera bocca.
la mia resa va a quei picchi di insostenibile, insopportabile gioia, un tormento lunghissimo
che non mi da pace, scelgo le scarpe, quelle nuove arriverranno, ed il resto, che rimane altro.

by gio @ 22:30 [ ]
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04.02.2008

lei s'è messa seduta, quella voce non

la sentirà invecchiare, un giorno entrerà nei toni del rauco, eppure

lei non se ne accorgerà, paradosselmente i giorni che investono i giorni porteranno

quella voce ad essere esattamente com'è oggi. Questo ha pensato poco fa. Poi ha preferito

lasciarsi dimentica. Che oggi è questo il punto cardinale dove si sono schiantati i pianeti e

son divenuti grandine e polvere e acqua nuda nelle coppe delle chiese. Oggi questo è diventato

sangue. E poi è corso giù. Precipitato lentamente.

Ha preferito così lasciarsi dimentica che oggi si sapeva questo e domani non più.

by gio @ 23:58 [ ]
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17.01.2008

il filo per Teseo, non per uscire, ma per vedere, finalmente, in quello specchio

mancante, quel suo volto di fratello Minotauro.

mentre io ondeggio su vertiginosi stivali, madonna arpia sul lungomare,

intanto che scende basso quel pò di sole, in quel preciso momento lunghissimo che partorisce la coltre notturna, sempre quella da sempre, sempre la stessa notte, portatrice di labirintite perchè si perdono le dimensioni di certi dettagli,

e, si dice, del sonno ne fa un consiglio.

al censimento di tutti i nati, saremo ancora, Teseo, attaccati a quel filo, condotti a vederci bene, con una sana testa umana ed un corpo che farà commuovere di mugolii gli angeli che non vedemmo.

by gio @ 22:08 [ ]
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28.10.2007

pezzi d'ottobre mi rimasero addosso,
come vestiti da prima comunione schizzati di carne al sugo mangiata a pranzo, al ristorante fuori, mentre qualcuno versa vino nei bicchieri, pezzi d'ottobre e odiati pizzi sangallo, mi rimasero
addosso come giorni elencati e spillati nel calendario disordinato
della mia memoria, oblio e colossi intervallati da sogni, dissi a mia
madre, a lei soltando, che dovevamo essere creature strane, che
con ogni probabilità lo saremmo rimaste, che io lei e la nonna ce ne
saremmo andate così come c'eravamo trattenute, in stranezza vitale ed erette in conchiglie come perle inghiottite da un mare sconfinato,
un tremendo insopportabile bellissimo mare.

by gio @ 15:05 [ ]
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01.10.2007

musica di carillon che fa
vecchio momento in bianco e nero, ma siamo qui adesso, con la stessa precisione dell'esserci di due anni fa, nulla lasciato al caso di questo
te e me ora. siamo con i nostri contorni specifici, la fisica e l'organica che ci determina, l'ossigeno dentro e fuori, la musica di
carillon dentro e fuori, una carta d'identità a testa, i miei denti aguzzi e le mie mani da aguzzino, tu sei un'agnellino nel mio petto,
nelle mie braccia hai fatto bosco, i tuoi denti col fucile e le tue
mani in cui crepare.
sotto le tue dita c'è il mio rifugio antiatomico, la sedia
su cui faccio sgranchire i piedi, e siamo qui anche adesso,
con la stessa precisione dell'esserci di due anni fa. devo ancora
tagliare i capelli. e vedi, i capelli che ricrescono
godono quel tempo che passo ad amarti.

by gio @ 11:56 [ ]
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21.08.2007

dove sarà finita Penny Lee Loth, o Pacino nel profumo di donna,
la didattica di questo mondo e l'altro comincia sempre da pagina due, e non si può svelare in che modo vacilla un circolo segreto di foglie.
 

by gio @ 15:26 [ ]
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18.07.2007

da dove viene quel bagliore
che s'accende di notte, sognando case diroccate dove qualcuno
ha disegnato pettirossi sulle pareti scrostate, non c'è paura
amore mio, sto cercando il mio gatto ed in quest'aria pesta
non si sentono le voci. quel bagliore che mi porto dentro come
un lago di carta pesta, il telefono s'accende ed è
l'improvviso fuoco delle dita. ma tu che finalmente
non mi consenti di restare muta.
quel bagliore che s'accende e mi muove, sognando
statue di gesso, appoggiate in brasile, che colano miele da sessanta giorni. Non più sangue mi dico. non più sangue.
Li vedessi quegli occhi, occhi di bambola che ti aspetti fissi
ed invece ruotano. Son biscotti farciti di meraviglia,
sessanta giorni di malinconica grazia, sessanta giorni
di commovente, grasso stupore.

by gio @ 23:47 [ ]
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26.06.2007

L'avevano chiamata con quel nome,
oggi aveva quella giacca, con le manichine corte,
scottata la testa sotto bolle d'aria frizzante,
uno sbandamento continuo-una ghirlanda di fiori
sotto il braccio, aveva quel nome tutto suo,
nessun'altra mai si sarebbe chiamata così.
sotto e sopra le scale riposano i topolini,
le noccioline, gli scarafaggi schiacciati, la pelle caduta
e tirata via dal sole, i nostri giorni.
Aveva camminnato con le dita gonfie, il cuore gonfio,
un'antiquariato ambulante di spiriti intorno, il suo nome ripetuto,
maturato di vuoti d'aria,
vertigini mie, che mi tenete per i piedi,
sotto e sopra le scale riposano i topolini,
le bibite gassate, le falene giganti ed estive che acquietano
le luci, le palpebre ben aperte, i nostri giorni.
Con quel pò di soldi ti comprerò un pantalone
che vidi sottovetro, addosso a te starà d'incanto,
lo indosserai per venirmi a prendere, o quando vorrai,
prima del prossimo acquazzone, della prossima preghiera.
sopra e sotto le scale riposano i topolini,
gli scatti di velocità improvvisa,
il rumore dei tacchi,
i nostri beni
che sono i nostri giorni. 
 

by gio @ 15:21 [ ]
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13.05.2007

avevo portato una coppa di riso, dentro c'era ogni cosa
che ci potesse piacere, il tedio del trapasso e tutta la
mia storia,
che non è nulla, ancora, dovrò scrivere per sopravivere
e lì non ci sarò più, c'erano i pomodori e i sottaceti
e un primo audace caldo,
il fragore del mare.
Ci penso spesso, al fragore del mare. Contiunuamente.
 
 
 
 
                                    
                                           quell'amore
                                           nostro
                                           potrebbe
                                           venire
                                           da
                                           lì

by gio @ 14:59 [ ]
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18.03.2007

c'è così tanta vita che
potrei morirne, potrei attuare una resa, scomparire alle 5 del pomeriggio
con la polvere degli scaffali, un intero campo santo sopra la mia testa, il
profumo di me da piccola che permane miracolosamente, me l'hai detto tu,
come disse anche mio padre: permane miracolosamente.

by gio @ 16:54 [ ]
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09.03.2007

     l'odore delle tue ossa, anche.
     mi porterò sotto.
    
   

by gio @ 00:49 [ ]
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02.03.2007

quaderno giallo antico con
appunti da terremoto.
capelli aggrappati alla mia spazzola,
lo stupore di una cattiva mattina,
verso sera farai di me una morta,
con le mani gonfie e il cuore come
un tamburo di una banda, che tu sentirai,
 
occupare questo spazio.
 
mi porterai a sorridere, come si portano
i cesti sui prati, e sarebbe bello ritrarre
un chiaro di luna, il portamento dei venti di marzo,
la falcata di una formica che non verrà mai
schiacciata, il primo annuvolamento così
splendido da oscurare l'aria, le sigarette spente,
un'incanto senza paura, stupito della propria
leggerezza, il cuore come un tamburo di una banda,
che tu sentirai,
 
occupare questo spazio.

by gio @ 16:01 [ ]
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28.02.2007

 
cingimi il capo come filo da imballaggio
come colomba su una corona, fratello
del mio figlio.

by gio @ 10:03 [ ]
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13.02.2007

lei aveva un cuore spaventoso che batteva
i giorni. e così tenero, commosso dai
ragni sui muri.

by gio @ 11:15 [ ]
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29.01.2007

ho scavato nella terra
del mio giardino, c'ho trovato
tutta la pioggia degli ultimi anni,
ho sentito l'odore di chi ha riposato
più a fondo e poi si è disperso
fra sassi e vento, hanno cantato
sotto la cupola di bucanville tutti
i grilli presenti, è stato un attimo,
ho respirato nei tuoi polmoni, c'era
il tuo sangue a ondate, come scosse
invisibili mi ha elettrizzato i capelli,
mi ha innalzata,
mi ha lasciata in equilibrio sui piedi,
mi sono presa quell'odore addosso,
è diventato di vita, fra sassi e vento.

by gio @ 11:13 [ ]
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14.01.2007

piccoli mostri antichi sotto vecchi letti, un profumo di acetone per levare lo smalto, un deposito
di pacchi accatastati con dentro ciò che passò il convento, un cordone ombelicale, la statuetta di sant'antonio di vago sapore horror e trapassi, allo specchio ho appeso il mio ritratto.
mi svegliai di soprassalto,
la mia sete non avrà fine.

by gio @ 16:35 [ ]
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17.12.2006

quando la madre disegna, colora coi pastelli a spirito, la china,
una parte di terra che ostinatamente lavora sugli astri, mi
dice del dolore, che poi libera, libera tutto. la nostra gatta
zoppa decide di farsi la toletta sul pavimento gelido, sorella
marguerite, si è consunto il fumo nella mia bocca, volevo
essere come gli uomini della mia casa, e come la madre che disegna,
tutto volevo fare, una pizzica rovente, un crescendo elettronico,
un pianoforte gratiaplena,
un arco di violini e un corale che sfonda le pareti.
mi chiamo scalata col mio rosso vestito.
ho un satellite che ruota nella sensazione d'universo che mi domina. 
c'è chi pensa che abbia partorito il mio cane.
non è vero.
l'ho solo allattato al seno.

by gio @ 16:40 [ ]
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